L'AMORE BUGIARDO - GONE GIRL

Scritto da Simone Tiberti - 03/10/17
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DATI
Regia: David Fincher
Sceneggiatura: Gillian Flynn
Durata: 149 minuti
Anno: 2014

[Tibo] - voto: 9,5
[Raff] - voto: 8
Trailer



[Tibo] - voto: 9,5 
Non posso dire di venerare il culto di David Fincher: ho visto meno di metà dei suoi film, e mi manca la visione di un paio di essi che sono definiti cult (Seven e Fight Club). Tuttavia, avevo apprezzato il suo remake di Uomini che Odiano le Donne, pertanto la notizia che avrebbe diretto un altro thriller mi aveva fatto nascere un certo hype. Da amante della letteratura gialla, e in preparazione alla visione del film, quest'estate mi sono letto il libro, eccellente (e consigliatissimo). Ve lo dico subito, siamo di fronte ad uno di quei pochi casi in cui l'adattamento cinematografico è all'altezza della fonte originale. Telegraficamente, la trama: la mattina del proprio quinto anniversario di matrimonio Nick Dunne scopre che sua moglie Amy è misteriosamente scomparsa. Dicevo, il film è veramente ottimo: Gillian Flynn - autrice della sceneggiatura nonché del libro - ha fatto un lavoro eccezionale nel trasporre il proprio lavoro, lasciando giusto il necessario per non rovinare la storia. Scena iniziale a parte, il montaggio è pulito e crea un ritmo serrato; la fotografia è notevole seppur non stupefacente. La cosa migliore è il cast: Ben Affleck e Rosamund Pike sembrano nati per interpretare questi ruoli, entrambi efficacissimi nella propria parte, ma anche i non protagonisti sono bravissimi (menzione speciale per Carrie Coon e Tyler Perry). Andatelo a vedere, non ve ne pentirete! Andate, andate, andate!

PRO
Attori ottimi.
Un thriller che vi terrà attaccati alle poltrone, il dubbio si insinuerà in voi e vi farà fremere per scoprire come il tutto si risolverà.
Alcune scene vi faranno rabbrividire.

CONTRO
Finale leggermente forzato, molto scenografico, l'impotenza dei personaggi di fronte a ciò che accade lascia un po' perplessi.




[Raff] - voto: 8
Fincher gioca. Che si tratti di un gioco dichiarato e autocompiacente (“The Game”, 1997), del gioco di lotte sanguinose come prolungamento per una critica al consumismo (“Fight Club”, 1998), del sadico “gioco al detective” di chi dissemina indizi e numeri (“Seven”, 1997) o di un gioco di caccia e assedio (“Panic Room”, 2002) fatto sta che a Fincher piace giocare. Eppure questo gioco, nonostante su “Gone Girl” si compiaccia apertamente della propria forma, non si ferma mai sulla superficie. Scava invece, con mirabile eleganza, nelle piaghe sociali e in quelle del sentimento. Quel sentimento che muta, così inafferrabile, così instabile, così imprevedibile, così propenso al conformismo. Si sviluppa in questo modo un’indagine nell’indagine: se la seconda è quella oggetto del plot, la prima vede il regista analizzare e decostruire quella fragile quanto fallace istituzione che è il matrimonio (sto interpretando il messaggio del film, e non facendomi portavoce di un’opinione personale). Ma attenzione, si tratta di un tranello: l’analisi di tale aspetto non è che l’involucro di qualcosa di ben più notevole ed essenziale. “L’amore bugiardo” è infatti un film a doppio strato: al centro di tutto vi è un’amarissima riflessione sulle apparenze, sul privato che diventa pubblico, sulla doppiezza come motore per la quotidianità, sulle scelte obbligate che ci costringono a condividere l’incondivisibile. Finge Rosamund Pike, che simula prima il proprio rapimento e poi il proprio stupro; finge Ben Affleck (che, con la sua aria spaesata e il suo corpo ingombrante e inadeguato, è semplicemente perfetto) davanti ai media; fingono entrambi davanti ad amici e parenti bramosi di rivederli di nuovo insieme, in quel finale attimo supremo dove lei gli tende la mano prima di scendere le scale. Fincher si eleva ancora una volta sopra la media dei cineasti della sua generazione, rinunciando all’happy end e rivendicando i legami di sangue come unico rifugio sicuro. Il personaggio della sorella, infatti, è il solo che possa definirsi totalmente positivo, perché alla fine anche l’avvocato abbandonerà il protagonista al proprio destino. Non vi è quindi un chiaro e stabile gioco delle parti: tutto è aleatorio, provvisorio, in un perenne e deleterio mutamento. Ben si nota la mano del regista di “Zodiac” e “Millennium – Uomini che odiano le donne”: anche qui vi è la mirabile padronanza di una narrazione in grado di prendersi i propri tempi per dispiegarsi con sicurezza; più un flusso che non un concatenarsi di eventi. Si rimane costantemente inchiodati alla poltrona, rapiti da uno scorrimento fluido, pacato, fatto di impulsi trattenuti e rancori solo in apparenza soppressi, pronto ad esplodere in una sequenza in grado di toccare – in meno di un minuto – vette splatter come neanche in certi horror. Alla fine noi spettatori ci scopriamo ingannati proprio come i protagonisti, che saranno destinati a un perenne tacito conflitto.Cattivissimo, per nulla consolatorio, ma anzi per certi versi scioccante, e per molti altri magistrale. Assolutamente consigliato.


CAST
Ben Affleck: Nick Dunne
Rosamund Pike: Amy Elliott Dunne
Carrie Coon: Margo Dunne
Kim Dickens: detective Rhonda Boney
Tyler Perry: Tanner Bolt
Neil Patrick Harris: Desi Collings
Emily Ratajkowski: Andie Fitzgerald
Missi Pyle: Ellen Abbott
Sela Ward: Sharon Schieber
Lisa Banes: Marybeth Elliott
David Clennon: Rand Elliott
Patrick Fugit: ufficiale James Gilpin
Scoot McNairy: Tommy O'Hara

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