TERMINATOR

Scritto da Raffaele Mussini - 23/04/17
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DATI
Regia: James Cameron
Sceneggiatura: James Cameron, Gale Anne Hurd
Durata: 108 minuti
Anno: 1984

Voto: 9
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Dopo 1997: Fuga da New York (1981) e prima di tutto il resto: in questo eterno spazio si colloca Terminator, opera fondamentale di uno degli autori più eterogenei della Storia del Cinema. Capace con i suoi film di interpretare, rielaborare e ridefinire le coordinate visive degli ultimi decenni (Terminator sta agli anni ’80 quanto Titanic sta ai ’90 e così Avatar alla contemporaneità), Cameron dà vita a un’opera quanto mai lungimirante, dominata dal concetto di corpo inteso tanto nella propria accezione fisico-materiale, quanto in quella teorica. Del resto si tratta di uno dei temi dominanti negli anni ’80, che qui emerge in tutto il suo splendore concettuale grazie a un impianto narrativo che, nonostante aderisca diligentemente ai canoni del proprio genere, si rivela inaspettatamente sperimentale. Terminator, in fin dei conti, non è che la concretizzazione del famoso monito partorito da quel geniaccio di Cronenberg nel finale del suo Videodrome: “gloria e vita alla nuova carne!”. Cinque anni dopo sarebbe arrivato Tetsuo di Shinya Tsukamoto (1989) a straniare ed estremizzare questo concetto fino all’impossibile (seppure, a mio parere, con risultati discutibili). Ma questa è tutta un’altra storia. Terminator non fa moralismi; è secchissimo nelle sequenze di violenza, essenziale nella sue parentesi spettacolari. È un saggio sull’estetica di un decennio; una pellicola dove a contare sono soprattutto la lucidità del metallo, la studiatissima e sorprendente dinamica di sparatorie e inseguimenti, le luci della notte che si riflettono sul cuoio nero del giubbotto di Schwarzenegger (attore perfetto nella sua monoespressività), i flashback con gli scenari post-apocalittici esageratamente (e gustosamente) kitsch. È puro genere al servizio di un rigore stilistico alto che ha innegabilmente fatto scuola; in questo senso “Terminator” non segna il trionfo della forma sulla sostanza, ma è invece lì a ricordarci come il cinema (quello vero, meritevole di applausi durante i titoli di coda) scaturisca dalla fusione di esse. Ciliegina sulla torta: un finale bellissimo quanto cupo, con Sarah Connor che guida verso un orizzonte nebuloso, scuro, segno allarmante di una metaforica quanto devastante tempesta in arrivo. Infinite parole dovrei poi spendere per un paragone con il sequel, autentico capolavoro al quale il regista conferisce una forte componente emotiva che – va detto – in questo primo capitolo manca. Inoltre, mentre il film dell' 84 si azzarda a flirtare con l’horror (lo stupendo finale nella fabbrica), il secondo punta tutto su una spettacolarità sfrenata ma mai fine a sé stessa, con l’aggiunta di una buona dose di ironia, assente invece nell’opera in analisi (ma non si tratta per forza di un male). E c’è molto altro in Terminator 2, tanto che decidere quale dei due sia il più bello significherebbe effettuare la scelta impossibile tra i vantaggi dell’essenzialità e quelli dell’eccesso.



CAST
Arnold Schwarzenegger: Terminator
Michael Biehn: Kyle Reese
Linda Hamilton: Sarah Connor
Lance Henriksen: Det. Hal Vukovich
Paul Winfield: Lt. Ed Traxler
Rick Rossovich: Matt Buchanan
Bess Motta: Ginger Ventura
Earl Boen: Dott. Peter Silberman

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