THE WOLF OF WALL STREET

Scritto da Jacopo Braghiroli - 02/02/14
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DATI
Regia: Martin Scorsese
Soggetto: Jordan Belfort (autobiografia)
Sceneggiatura: Terence Winter
Durata: 180 minuti
Anno: 2013

[Jaco] - voto: 7,5
[Raff] - voto: 10
Trailer


[Jaco] - voto: 7,5
"The Wolf of Wall Street" narra l'ascesa e la caduta di Jordan Belfort, spregiudicato broker newyorkese votato agli eccessi interpretato da un grandissimo Leonardo DiCaprio, alla sua quinta collaborazione con Scorsese. La parte più importante di quest'opera è sicuramente la magistrale recitazione. Se il buon Leo si riconferma grande attore in questa trasposizione cinematografica dell'omonima autobiografia di Belfort, trasformandosi totalmente nel personaggio da lui interpretato, un plauso va anche a tutti gli altri protagonisti, tra tutti un McConaughey in grande stile, e Jonah Hill, una sorpresa in questo intenso ruolo inedito dopo numerose leggere commedie americane. Perchè allora il mio 7,5 come voto? Il film ha un ritmo incalzante per le prime due ore del film, sei li con i personaggi e non hai paura di annoiarti, poi arriva il crollo. Proprio quando "tutti i nodi arrivano al pettine" il ritmo inchioda, abbiamo una serie di scene noiose con piani sequenza interminabili (su tutte quello della droga scaduta) che vorrebbero far ridere lo spettatore, che però rimane interdetto: vuole solo arrivare all'epilogo della storia! Non sono tra i fan di Scorsere proprio per questo motivo, i suoi film sono bellezze imperfette per i miei gusti, il suo marchio di fabbrica è la dilatazione dei tempi sul finale della storia. Il film è senza morale, non si ama e non si odia Belfort, tranne che in una scena nella parte finale. Anche se ci vengono presentati fatti incredibili la pellicola non prende posizioni. Se questa scelta è stata un tentativo di "lasciamo giudicare lo spettatore", per me è fallita per colpa dell'ora finale del film veramente vuota, che ha strappato il ritmo della prima parte. Fateci sapere come avete reagito al film!

PRO
- Gli attori reggono con le loro performance tutto il film.
- Tre parole: soldi, droga, sesso.
- Musiche

CONTRO
- La dilatazione dei ritmi nella parte finale del film


[Raff] - voto: 10
Le macchie nel cinema di Scorsese sono poche e quasi invisibili. Ci sono poi alcuni registi ancora in attività che col tempo hanno attraversato una discesa artistica dalla quale sembra non riescano a tornare indietro (Ridley Scott in primis, ma potremmo anche citare Tim Burton). Altri sono riusciti a mantenere la propria filmografia a livelli elevati. Scorsese è uno di questi, ma nonostante i suoi capolavori più grandi (quelli che hanno segnato indelebilmente il cinema) risalgano a un passato più (“Quei bravi ragazzi”) o meno (“Taxi Driver” e “Toro scatenato”) recente e la sua filmografia di discese vere e proprie non ne abbia mai incontrate, penso che “The Wolf of Wall Street” possa considerarsi una “rinascita” nella carriera del regista, una nuova luce che brilla come solo “Quei bravi ragazzi”, film al quale questo in analisi è incredibilmente e meravigliosamente simile. Simile nello stile, nel tono grottesco che aleggia sul susseguirsi frenetico e irrefrenabile degli eventi: un alter ego della pellicola del 1990, senonché mentre il mondo descritto allora era qualcosa di relativamente distante dalla realtà vissuta quotidianamente e si rifaceva alla classicità delle grandi saghe mafiose passate, quella di Jordan Belfort è una storia pulsante attualità, fotografia comico-tragica del mondo che stiamo vivendo, che parla all’oggi nonostante risalga agli anni ’80. Un cinema pieno di sé, conscio dei propri meccanismi e al contempo profondamente “reale” (e realistico), una mastodontica e (a)morale ballata sul (del) presente. “The Wolf of Wall Street” ci parla di una crisi etica prima che economica, di un mondo spietato dove per arrivare in alto bisogna sempre e comunque buttare giù qualcuno, dove non vi è scelta se non quella di “uccidere” o “venire uccisi”, calpestare o essere calpestati, essere spietati e voraci oppure finire con l’essere vittime di tale voracità attuata dal mondo (non solo quello capitalistico) ai nostri danni. La scelta è uno dei temi dominanti di quasi tutti i film di Scorsese: in questo caso si tratta della scelta di combattere e fare a gomitate per arrivare in prima fila oppure di scegliere di vivere secondo “standard poveri, arrecando così danno tanto a noi stessi quanto alle persone che amiamo” (la frase tra virgolette fu pronunciata dal vero Jordan Belfort). Tutto quanto detto fino ad ora nessun altro regista sarebbe riuscito a dirlo in modo così perfetto, a raccontarlo come solo Scorsese sa fare. Una pellicola che, iniziando da un cameo degno di passare alla Storia del Cinema (quello di McConaughey), ci racconta cosa succede veramente dietro le quinte. Un’opera che vive di momenti sublimi, come la trovata di “Braccio di Ferro” (se voglio evitare lo spoiler non posso dire di più) nonché tutta la precedente sequenza “sotto acido”. La trionfante riuscita del film va riconosciuta anche e soprattutto in rapporto al libro di partenza, dal quale il sempre grande Terence Winter ha “tagliato” le parti più prolisse e complesse asciugandolo da lungaggini e comprimendolo in tre ore che, per raccontare tutta quanta la storia, sono se non poche, appena appena giuste (leggere l’autobiografia per credere): ecco ribadita l’importanza del dono della sintesi. Tantissime le sequenze deliranti, memorabili i discorsi del protagonista che affascinano e convincono nonostante siano feroci, implacabili ed efferati (o forse proprio per questo, amari come lo è la verità dei fatti); geniale e rivelatoria l’idea della penna. Penso infine che sia importante considerare il film alla luce del paragone con “Wall Street”, datato 1987. Credo sia decisamente appropriato guardare a Gordon Gekko come a un Jordan Belfort con una ventina d’anni in più. Mentre però nel film di Oliver Stone il personaggio interpretato da Michael Douglas era visto in maniera esclusivamente negativa in quanto simbolo di tutto ciò che di corrotto vi è nel capitalismo, il Belfort del film di Scorsese viene quasi idolatrato, o comunque visto come un leader da prendere ad esempio sotto molti aspetti. Parola grossa, direte voi. E allora provate a riguardarvi la sequenza finale dove l’agente di polizia si trova in metropolitana, provate ad analizzarla e “rileggerla” in base a quanto detto e accaduto nel corso del film. L’indizio che conferma la veridicità di questa “mia” scomoda affermazione è (soprat)tutto lì: l’esercente della giustizia è lo sconfitto destinato a una perenne quotidianità mediocre. Lo smisurato talento di uno dei più grandi broker della storia viene ribadito nel momento di poco antecedente ai titoli di coda (occhio al cameo del vero Belfort), dove questi insegna come farsi strada tra la massa e come sfruttare al meglio le (poche) possibilità che abbiamo attraverso quello che all’apparenza può sembrare solo un semplice trucco, uno scherzo, quasi un gioco: “vendimi questa penna!”. E badate bene, perché il pubblico al quale si rivolge nel finale non è un gruppo di giovani apprendisti, ma siamo noi spettatori.


PILLOLE DI CINEMA [fonti: silenzio-in-sala.com, cinema.sky.it]
- Chi trova il cameo del vero Jordan Belfort?
- Jordan Belfort è arrivato a guadagnare più di cinquanta milioni di dollari l'anno. Accusato di frode e riciclaggio ha collaborato con l'FBI ottenendo una riduzione della pena pari a 22 mesi di detenzione e un periodo in un centro di riabilitazione per tossicodipendenti. Oggi organizza seminari  motivazionali.
- Nella vita reale, Mark Hanna, interpretato da Matthew McConaughey, ha dichiarato di aver acquisito il 25 % del business di Belfort e di aver lavorato con lui per altri due anni. Questi dettagli non sono stati resi noti nel film.
- Si stima che il film sia costato 100 milioni di dollari. Budget stratosferico per un film come questo, pompato dall'enorme quantita di computer grafica - apparentemente invisibile - richiesta in molte sequenze.
- Jonah Hill indossava un pene protesico nella scena in cui Donnie vede Naomi mentre si masturba alla festa. Le reazioni sorprese degli attori e delle comparse sono autentiche.
- Lo yacht di Jordan Belfort, lungo 50 metri, era un tempo appartenuto a Coco Chanel.
- Il colpo al petto con il motivetto canticchiato da Mark Hanna, interpretato da Matthew McConaughey, è in realtà una fase di riscaldamento rituale che mette in pratica prima di recitare. Quando Leonardo DiCaprio lo ha visto ha incoraggiato Scorsese affinché lo includesse nella scena.
- Durante la ricerca per l'interprete di Donnie Azoff, Martin Scorsese aveva chiesto un incontro con Jonah Hill, ma l'attore chiese al regista un provino per la parte. È stata la prima audizione di Jonah Hill in sei anni.
- Durante la scena del bacio tra Leonardo DiCaprio e Joanna Lumley, Leonardo era così nervoso che la scena ha richiesto 27 ciak.
- Il primato più curioso che si aggiudica The Wolf of Wall Street è quello delle parolacce, presenti nel numero strabiliante di oltre 500. Ha addirittura battuto la pellicola Summer of Sam - Pericolo a New York di Spike Lee in cui si contano ben 435 scurrilità tra “fuck” e simili.
- Il film segna la quinta collaborazione tra Leonardo DiCaprio e Martin Scorsese in dodici anni. Si tratta del sodalizio più lungo e fortunato tra il celebre regista e un attore, rapporto che ha portato a capolavori come The Departed, Gangs of New York, The Aviator e Shutter Island.
- Si tratta della pellicola più lunga della filmografia di Scorsese.
- La pellicola ha ottenuto la bellezza di 5 nomination agli Academy Awards 2014: quella per Il Miglior Film, per la Miglior Regia, per il Miglior Attore Protagonista (DiCaprio), per il Miglior Attore non Protagonista (Jonah Hill) e per la Miglior Sceneggiatura Non Originale.
- Il giorno in cui incominciarono le riprese, si ruppe la maniglia di una valigia che Leonardo DiCaprio aveva in mano e l’attore fu quasi investito da un’automobile sul set.
- L’insegna di un negozio che si vede in una scena del film, “Robert Mancuso – Amministrazioni”, è un omaggio a Bobby Mancuso, l’assistente alle riprese di The Wolf of Wall Street (e, nello stesso anno, anche di I Sogni Segreti di Walter Mitty e A Proposito di Davis).
- La scena della rasatura pubblica subita che un’impiegata dell’azienda subisce è vera, nel senso che la stilista Natasha Newman Thomas che ha interpretato l’impiegata si è lasciata davvero rapare a zero sacrificando la sua bella chioma per il film.
- Nelle scene in cui gli attori fingono di fare uso di cocaina in realtà stanno sniffando pastiglie di vitamina B.
- La scena in cui Jonah Hill inghiotte un pesciolino rosso è una finzione. L’attore ha dichiarato a tal proposito: “La PETA non avrebbe mai permesso che inghiottissi un pesciolino vero. Sul set c’erano ben tre addestratori di pesciolini rossi. Ho tenuto in bocca il pesce rosso solo per tre secondi e poi lo abbiamo immediatamente rimesso nell’acqua”.
- A Ridley Scott venne offerta l'opportunità di dirigere il film.


CAST
Leonardo Di Caprio: Jordan Belfort
Jonah Hill: Donnie Azoff
Margot Robbie: Naomi Lapaglia
Matthew McConaughey: Mark Hanna
Jean Dujardin: Jean-Jacques Saurel
Rob Reiner: "Mad" Max Belfort
Jon Favreau: Manny Riskin
Cristin Milioti: Teresa Petrillo
Jon Bernthal: Brad
Kyle Chandler: Patrick Denham
Ethan Suplee: Toby Welch
Shea Whigham: Capitano Ted Beecham
Spike Jonze: Dwayne
Chris Riggi: Broker al party
Joanna Lumley: Zia Emma
Christine Ebersole: Leah Belfort
Jake Hoffman: Steve Madden

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