EYES WIDE SHUT

Scritto da Raffaele Mussini - 06/04/16
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DATI
Regia: Stanley Kubrick
Sceneggiatura: Stanley Kubrick, Frederic Raphael
Durata: 153 minuti
Anno: 1999
 
Voto: 10









Un capolavoro assoluto. Un film che merita senza dubbio il posto sul piedistallo di fianco a 2001: Odissea nello Spazio (1968) e Arancia Meccanica (1971), insomma ai capolavori imprescindibili del più grande regista di tutti i tempi. Partendo dal romanzo di Arthur Schnitzler, Doppio Sogno, Kubrick realizza un'opera che si dimostra imperiosa sin dall'incipit, dove ascoltiamo il bellissimo walzer di Shostakovich, eco galante di una marcia funebre che ci ricorda tanto Fellini e che accompagnerà tutto il film. La colonna sonora infatti riveste sempre un'importanza fondamentale nei film di Kubrick, come dimostrato qui da quegli angoscianti tocchi di pianoforte che ci entrano nell'anima nei momenti di massima tensione del film. Ho detto prima, e non a caso, che la traccia classica del compositore russo riecheggia come una marcia funebre: ad essere "celebrata" in questo film è infatti la morte della moralità, il crollo di un impero etico (il matrimonio) che (sembra dirci il regista) ha deboli fondamenta ed è sottoposto (quindi cede) a quei mille ostacoli (tentazioni) che circondano l’esistenza dei protagonisti. Non è infatti un caso che il motore scatenante del plot sia il "doppio" tradimento dei rispettivi coniugi in quei bellissimi, eleganti, perfetti quindici minuti iniziali di puro cinema. Così, nel passaggio dal pubblico al privato, esplode una crisi di coppia dalla quale scaturisce quel sogno che darà corpo agli eventi. Eventi che convergono verso quella mastodontica villa, all'interno della quale Kubrick dà concretezza visiva alla lussuria, dicendoci che in realtà il sesso altro non è che un atto esibizionistico, quindi un rito, una cerimonia, qualcosa insomma di distante dagli impulsi emotivi del sentimento, poiché trattasi di un atto che è prima di tutto privo di identità (questo uno dei tanti possibili ruoli simbolici ricoperti dalla maschera). Non c'è infatti nulla di eccitante nelle scene di sesso orgiastiche rappresentate durante questa scena, poiché il rapporto sessuale è visto e filmato come un atto artificiale e meccanico, quindi vuoto e sterile. Impossibile mettere nero su bianco la sublimità di quella mezzora dove suggestione, timore, paura, bellezza, piacere ed ebbrezza dei sensi raggiungono il culmine della sostenibilità emotiva: ci sentiamo trafitti da ogni sguardo di quelle meravigliose e terrificanti maschere deformate, specchi di personalità distorte che contagiano una società frustrata quanto malata. Dopo aver abitato la dimora della tentazione e del "peccato", il personaggio di Cruise e tutto il mondo circostante paiono perdere la propria moralità. Se prima il protagonista aveva rinunciato a un rapporto sessuale con una prostituta, ora lo cerca assiduamente con un’altra. Se prima il venditore di costumi aveva severamente rimproverato la figlia per essersi concessa ai due sconosciuti asiatici, ora è egli stesso a offrirla come oggetto sessuale al protagonista. Da tutto ciò emerge lo spietato ritratto di una società volta a considerare il sesso come punto focale delle relazioni umane, che dovrebbero invece (sempre secondo il regista) essere fondate proprio su quei valori dei quali i due protagonisti alla fine restano spogli. Il matrimonio (inteso non come atto civile, ma come unione spirituale) è distrutto, ma Kubrick ci mette nella condizione di essere impossibilitati a incolpare uno dei due protagonisti per tale rottura. Scostandoci per un attimo da riflessioni tematiche, nel momento in cui il film assume cadenze thriller, Kubrick sfiora vette hitchcockiane nel mettere in scena la tensione, dimostrando una pulizia formale e un'essenzialità espositiva che farebbero gioire il grande maestro inglese del brivido.  Chiudendo questa necessaria parentesi e tornando al nodo centrale del film, la domanda che lo spettatore si pone (o dovrebbe porsi) alla fine non è tanto che cosa ne rimanga del rapporto tra i due, quanto piuttosto cosa rimarrà di quella (questa) società viscida, amorale e incapace di dare delle priorità. La risposta ci viene data in un grande magazzino, dove la Kidman dice a Cruise che l'unica cosa importante rimasta loro da fare adesso è "scopare": il sesso come soluzione finale, come causa di rottura e riappacificazione, come filo conduttore e legame di tutti i rapporti, elemento determinante dentro e fuori dal/i sogno/i. Opera ultima di un regista che ha chiuso in bellezza la propria immensa carriera cinematografica. Un film sensazionale, sottile, complesso, delicato, psicologico e psicanalitico, emozionale ed emozionante, uno dei migliori di fine millennio. Kidman e Cruise sublimi; partecipazione di un cinico Sydney Pollack in straordinaria veste attoriale.


CAST
Tom Cruise: dott. William "Bill" Harford
Nicole Kidman: Alice Harford
Sydney Pollack: Victor Ziegler
Marie Richardson: Marion
Rade Šerbedžija: sig. Milich
Todd Field: Nick Nightingale
Vinessa Shaw: Domino
Sky du Mont: Sandor Szavost
Fay Masterson: Sally
Leelee Sobieski: figlia di Milich
Thomas Gibson: prof. Carl Thomas
Madison Eginton: Helena Harford
Jackie Sawiris: Roz
Leslie Lowe: Illona Ziegler
Michael Doven: segretario di Ziegler
Louise J. Taylor: Gayle
Stewart Thorndike: Nuala
Randall Paul: Harris
Julienne Davis: Amanda "Mandy" Curran
Lisa Leone: Lisa
Kevin Connealy: Lou Nathanson
Mariana Hewett: Rosa
Togo Igawa: uomo giapponese #1
Eiji Kusuhara: uomo giapponese #2
Abigail Good: donna misteriosa
Alan Cumming: portiere dell'albergo
Leon Vitali: gerofante rosso

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