TRANSFORMERS - AGE OF EXTINCTION

Scritto da Andres Ardu - 18/03/17
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DATI
Regia: Michael Bay
Sceneggiatura: Ehren Kruger
Durata: 165 minuti
Anno: 2014
 
[Ardu] - voto: 5
[Raff] - voto:8



[Ardu] - voto: 5
Chiusa la prima trilogia (QUI pareri e chicche!) iniziata nell'ormai lontano 2007, Age of extinction si propone come diretta conseguenza dei fatti appartenenti al terzo capitolo ma, allo stesso tempo, taglia i ponti con il passato e cerca di aprire quello che dovrebbe essere un nuovo ciclo. Quindi cast ricostruito da zero (con buona pace di Sam Witwicky/Shia LaBeouf e delle sue fidanzate straccia-tendini) e taglio netto con storia e antagonisti classici (leggasi: dopo 3 film e quasi 8 ore di pellicola i Decepticon a questo giro hanno chiesto l'amnistia). Questo almeno nelle intenzioni, perchè in realtà basta meno di un'ora per accorgersi che tutto prende, nemmeno troppo improvvisamente, direzioni decisamente familiari rivelandosi ben presto per quello che è realmente: nient'altro che un "Transformers 3.5" male assemblato e poco accattivante. Che il ciclo di Michael Bay fosse ormai entrato in una curva discendente era sotto gli occhi di tutti, quello che (fino ad ora) non era noto è quanto potesse essere ripida tale curva: tra attori che definire anche solo espressivi sarebbe un crimine contro la dignità umana in almeno 150 paesi, una trama talmente mal scritta e casuale da fare invidia ai migliori cyber-movies anni '80 e battute talmente idiote da far gelare la schiena per i brividi, tutto si riduce ad un mero espediente per forzare ed esasperare le fasi action e dar vita al più grande incontro di "Rock'em Sock'em Robots" mai visto. In pieno stile Bay TUTTO nel film prende fuoco o salta per aria, dai palazzi alle strade, dagli aerei alle macchine, dai mobili ai suppellettili...tolto questo non rimane assolutamente nulla di nulla; e se nei primi film questo aspetto poteva avere senso ed essere sufficiente ad intrattenere, arrivati al quarto giro tale approccio inizia decisamente a mostrare il fianco.


PRO
- Azione e botte a badilate, senza un domani, senza un perchè...
- Hanno speso più di 150 milioni in effetti speciali, cosa vuol dire questo: durante la visione in momenti casuali mettete in pausa e individuate un qualsiasi oggetto di scena...ecco al 99,6% entro 10 minuti salterà per aria.

CONTRO
- Manca una qualsiasi trama lineare.
- Manca un cast all'altezza (tolto Stanley Tucci il resto è davvero poca cosa).
- Manca un antagonista definito (si combatte praticamente contro tutto e tutti).
- "Dottore manca tutto!" [cit.]


DEVO SFOGARMI
[ci sono SPOILER grossi come una casa, se leggete declino ogni responsabilità.]

--- Partiamo dall'inizio: ora, io posso capire la necessità di un taglio netto con il passato, ma pensare a Mark Wahlberg nei panni di un campagnolo texano equivale a mettere Belen a fare il figone di turno in un cinepanettone...originale.
--- Durante la visione non ho tenuto il conto esatto, ma ad occhio e croce siamo alla singola cifra di differenza rispetto alle battute idiote, fuori luogo e scontate usate in "Battleship".
--- Quando pensavo che Bay avesse ormai sparato tutte le sue cartucce ecco che mi sbatte davanti un mega-robot camion che cavalca un ancor più mega-robot tirannosauro sputafuoco...pur essendo solo in camera mia ho applaudito in segno di profonda ammirazione, BRAVO!
--- Pur essendo a conoscenza delle quasi 3 ore di durata, ho iniziato la visione con la speranza che il ritmo del film e le botte da orbi potessero indorare la pillola..."I've never been so wrong", mi ci sono voluti 2 round per arrivare ai titoli di coda.
--- La lista dei momenti da Darwin Awards e di sviluppi insensati farebbe impallidire una storia inventata da bambini utilizzando il Twister.
--- Perchè Optimus Prime viene trafitto almeno 6 volte in 4 film e se ne sbatte tranquillamente mentre qualsiasi altro robot una volta trafitto muore sul colpo?
--- Perchè Optimus Prime passa 4 film a scappare dalla gente che vuole accopparlo trasformandosi in camion quando poi, alla fine del film, semplicemente prende e VOLA via?!
--- Perchè all'inizio di ogni film ogni transformer ha le sembianze di vetture anni '80/'90 salvo poi "evolversi" a metà pellicola in supercar moderne? Cioè dopo i titoli di coda fanno un downgrade per poi ritrasformarsi nel film successivo quando casualmente incontreranno per strada una Bugatti Veyron o una Pagani Huayra da "scannerizzare"?
--- Nel momento in cui Wahlberg trova una spada aliena, scopre per caso che funziona anche da fucile ed inizia a sparare come in "Shooter" utilizzando l'elsa ho davvero pensato di spegnere.


[Raff] - voto: 8 
Una volta un uomo ammise che il suo unico vero scopo fosse creare puro divertimento e intrattenimento per le masse, con l’obiettivo di portare gli individui a dimenticare i propri problemi quotidiani per un paio d’ore. Quest’uomo è niente meno che Jerry Bruckheimer, probabilmente il più grande produttore vivente con riferimento al cinema mainstream. Quale nobile intento il suo! Non meno mobile rispetto a quello didattico che sta dietro alla realizzazione delle tante pellicole che ci hanno mostrato gli orrori del passato (che sia il Vietnam o l’Olocausto) o gli abomini del presente. Il sodalizio tra il produttore e Michael Bay ha dato vita ad alcuni tra i più importanti Blockbuster degli ultimi trent’anni. Al di là di questa considerazione, è curioso notare come il regista – con riferimento alla saga di Transformers – cerchi di volta in volta di stupirci sempre di più, di ampliare la portata dello spettacolo. In questo senso, le ragioni che stanno dietro alla realizzazione di “Transformers 4” hanno radici antiche come il cinema: creare stupore, assurgere la reiterazione come modello per rincorrere il nuovo, ovvero la sempre più rapida evoluzione delle capacità tecnologiche della Settima Arte. In fin dei conti, lo sbalordimento al quale ambisce questo tipo di cinema è lo stesso che portò quegli increduli e spaventati spettatori del lontano 1895 a fuggire dalla sala in prossimità dell’arrivo di un treno in corsa: questo tipo di spettacolo c’è sempre stato, semplicemente adesso si fa in un’altra maniera. Solo che oggi la gente non scappa dai cinema di fronte a “Transformers”, ma ci si riversa in massa. E questa è la prova innegabile della riuscita dell’intento del quale ho appena parlato: regalare sorpresa e meraviglia. La scelta di portare il tutto a quasi tre ore di durata non può che sposarsi ed essere al contempo parte integrante di questa ambizione all’abbondanza, e conferisce al titolo in analisi la dicotomia di “kolossal” vero e proprio. Quella di osare i 165 minuti è una sfida vinta in partenza, un’esagerazione piacevole e funzionale all’operazione, un’eccedenza necessaria che gli spettatori non hanno assolutamente rimpianto, anzi… (gli incassi parlano da soli). Senza che il ritmo cali mai o la tensione si smorzi. Non fraintendetemi, la durata si fa sentire, ma il concatenarsi degli eventi è dispiegato in una maniera che appare gustosamente interminabile. Dico gustosamente perché, tutte le volte che si ha l’illusione di essere arrivati al capolinea, veniamo catapultati in altri rocamboleschi inseguimenti, in altre situazioni fenomenali e – anche se non ce ne accorgiamo – continuiamo a guardare assiduamente, vogliosi e rapiti, assetati di eccesso, come un uomo che abbia appena attraversato il deserto e al quale venga concesso di bere da una brocca d’acqua fresca. Fuor d’ogni dubbio si tratta del punto più alto della saga per quel che riguarda gli effetti pirotecnici, e con un dispiegamento narrativo di gran lunga meno frammentato del pure ottimo capitolo precedente. Sul cast nulla da eccepire (del resto, Mark Wahlberg si è sempre trovato a proprio agio tra botti, sparatorie ed esplosioni). Giungendo al dunque, ci tengo a rendere comunque esplicito un concetto che dovrebbe essere già ovvio, ovvero che l’incasso (scarso o elevato che sia) non fa la qualità (vedi infatti “Twilight”). Ma vorrei invitare a riflettere coloro che bollano a priori questo cinema come spazzatura, quelli cioè che considerano il blockbuster “alla Michael Bay” come cinema di basso livello a prescindere. Basso rispetto a cosa, poi? Alla trivialità spacciata per arte di molte opere di Almodóvar’? O alla politica spacciata per cinema della quasi totalità dei film di Nanni Moretti? Sarà anche privo di qualsiasi spessore o profondità introspettiva, e non metto in dubbio che sia un mero guilty pleasure dall’intento puramente ludico, ma questa “era dell’estinzione” è bella, giusta e necessaria. 


CAST
Mark Wahlberg: Cade Yeager
Nicola Peltz: Tessa Yeager
Jack Reynor: Shane Dyson
Stanley Tucci: Joshua Joyce
Kelsey Grammer: Harold Attinger
Sophia Myles: Darcy Tyril
T.J.Miller: Lucas Flannery
Titus Welliver: James Savoy
Li Bingbing: Su Yueming
James Bachman: Gill Wembley

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