FURY

Scritto da Jacopo Braghiroli - 13/02/16
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DATI
Regia: David Ayer
Sceneggiatura: David Ayer
Durata: 134 minuti
Anno: 2014

Voto di [Jaco]: 7,5
Voto di [Raff]: 9








Voto di [Jaco]: 7,5
Aprile 1945. La Germania nazista ha i giorni contati, gli alleati stanno avanzando verso Berlino per abbattere una volta per tutte il Terzo Reich. Il nemico non accenna minimamente ad arrendersi, e tra i numerosi veterani chiamati a sostenere l'attacco finale ci sono il sergente carrista Don Collier (Brad Pitt) e l'equipaggio del carroarmato "Fury": il cannoniere Boyd (Shia LaBeouf), il pilota messicano Trini Garcia (Michael Peña) e il caricatore Grady Travis (Jon Bernthal). Presto a bordo arriverà la giovane recluta Norman Ellison (Logan Lerman), che dovrà immergersi negli orrori della guerra e fare squadra con i nuovi compagni per difendere gli avamposti americani e proseguire il viaggio verso la vittoria. Diretto, scritto e prodotto da David Ayer, sceneggiatore di U-571 (2000), Fast and Furious (2001), Training Day (2001), Fury riesce a descrivere le atrocità del conflitto mondiale immergendoci all'interno di un tank, spesso visto nei molti film sul genere come una vuota macchina automatica, ma che in realtà è un contenitore di vite, mezzo blindato mosso dal coraggio degli uomini al suo interno attraverso la morte e la paura, crudamente ben riportate su schermo senza cadere in romanticismi. Ne consiglio la visione a tutti.

PRO
- Ottima rappresentazione dell'imprevedibilità della guerra e della totale sottomissione dell'uomo agli eventi
- Ritorno alle atmosfere rudi di Salvate il Soldato Ryan

CONTRO
- Nel finale si sente una brezza di John Wayne e "war movie anni 50". La tipica esaltazione americana della guerra non riesce ad essere frenata nemmeno questa volta.



Voto di [Raff]: 9 
C’era una volta la guerra. Quando i lunghi giorni delle aquile andavano incontro a vittorie perdute, quando battaglie di (tra) giganti erano combattute per croci di ferro, e dove osavano (volare) le aquile c’erano solo uomini e filo spinato. Quando, nel cinema, l’assenza di retorica restituiva la sporcizia del conflitto. D’altro canto sono il primo a credere – paradossalmente – al war movie pomposo, di orgoglio (americano) esibito a suon di atti di coraggio e bandiere (Salvate il soldato Ryan è e sarà sempre un film meraviglioso, così come il recente Lone Survivor e tante altre più o meno contemporanee opere affini made in Usa). A ragion di ciò, Fury è sorprendente. Qui infatti non vi sono retorica né eroismo, ma piuttosto un sentito, umano e virile cameratismo messo in scena in una sequenza da lacrime agli occhi, quella finale dove i protagonisti bevono quell’ultimo sorso di vino dentro al carro armato prima dell’arrivo dei tedeschi. A David Ayer, regista che si redime in maniera spiazzante da una filmografia fatta perlopiù di falle (vedi End of Watch e Sabotage), non interessa la Storia, né le vicissitudini personali passate e presenti dei protagonisti, bensì solo ed esclusivamente il conflitto, la guerra nella sua asciuttezza, quella fatta di fango, macerie, acciaio, cadaveri e budella. Ma soprattutto, quella guerra scaturita e alimentata da urlati momenti di follia che da personali si fanno collettivi, come si può ben vedere nella sequenza (a suo modo quasi scioccante) dove Wardaddy “inizia” Norman alla sua prima uccisione. La guerra è quindi una follia espletata con la stessa diligenza con la quale si affronterebbe un mero lavoro d’ufficio, perché non vi è un minimo barlume di patriottismo in Wardaddy e nei suoi uomini. Solo ed esclusivamente la consapevolezza di dover portare a termine il proprio dovere al meglio, consci del fatto che per fare ciò siano necessari un coraggio e un sangue freddo smisurati. Brad Pitt infatti “intima” Logan Lerman a non esitare nel premere il grilletto di fronte ai soldati ragazzini (perché il nemico è un concetto assoluto, privo di volto ed età), salvo poi ordinare la grezza e immediata uccisione di un generale tedesco colpevole di aver fatto impiccare i bambini rifiutatisi di aver imbracciato il fucile. In mezzo al marciume morale, permane quel barlume di sporadica umanità, seppur sempre votata alla violenza e alla spietatezza. Isolando il resto del mondo e al contempo comprimendolo all’interno di un veicolo di morte, il regista esternalizza ogni causa nonché qualsiasi tipo di giustificazione, concentrandosi sull’azione (che è tanta e spettacolare) e sulla mera componente bellica. Quelli che popolano Fury non sono che l’alter ego dei mercenari stalloniani, un mucchio (selvaggio) di expendables (grandissimi tutti gli attori, soprattutto un Brad Pitt che pare la versione disillusa del proprio personaggio su Bastardi senza gloria) con un lavoro da portare a termine, alla conclusione del quale (dopo un finale meraviglioso, tesissimo, da applausi) non rimane altro che l’amara consapevolezza di aver fatto tutto il possibile, di aver dato il meglio di sé e dei propri mezzi nell’arrivare fino a lì e sopravvivere, la constatazione sotto sotto consolatoria che nulla di più si sarebbe potuto fare. Tutto il resto è indipendente dalla loro (nostra) volontà, il che li (ci) rende prossimi a una resa o ad una vittoria che da loro (noi) dipende solo in parte. Si chiama guerra. E allora perché, se sradicato dal proprio assunto bellico, ciò che permane di questo concetto assomiglia così tanto alla vita di tutti i giorni?



SUPPOSTE CINEFILE [fonte: cineblog.it]
- Il film è stato girato in 62 giorni.
- Ayer ha voluto fare un film autentico e reale con veri carri armati Sherman e oggetti di scena reali.
- Il film si svolge nel'arco di una giornata, dalla mattina alla sera e quattro settimane prima della fine della guerra. Il film mostrerà ciò che stava succedendo in quei giorni finali.
- Molte delle riprese effettuate da Ayer sono state ispirate da fotografie reali prese in prima linea.
- Bruce Crompton, che possiede la più grande collezione privata di veicoli militari nel Regno Unito (forse del mondo), ha prestato carri armati e uniformi per le riprese. La collezione in uso è valutata circa 7 milioni di sterline (oltre 12 milioni di dollari). Crompton era entusiasta di far parte del progetto.
- Nel film si è usato un vero carro armato Tiger. I Tiger erano mezzi estremamente rari anche durante la seconda guerra mondiale dal momento che ne dono stati prodotti solo 1.400 e ad oggi ne rimangono solo 7.
- La produzione ha acquistato un cappotto militare tedesco in perfettte condizioni e mai usato e da quel modello hanno ricreato centinaia di costumi. La Germania ha utilizzato 30 diversi modelli di mimetizzazione durante la guerra e la produzione ha cercato di ricrearli tutti. Uno dei modelli di mimetizzazione era chiamato "Lieber" ed è stato l'ultimo ad essere creato durante l'ultimo mese di guerra.
- Il film ha avuto fino a 350 comparse utilizzate per una sola scena.
- Alcune delle armi usate in Fury sono stati utilizzate anche in Salvate il soldato Ryan, Band of Brothers e The Pacific.
- Questa è la prima volta che un vero carro armato "Tiger I" viene utilizzato per la produzione di un film sulla seconda guerra mondiale. Sul set è stato utilizzato un "Tiger 131" dal Museo di Carri Armati Bovington del Regno Unito, si tratta dell'unico Tiger pienamente funzionante nel mondo.
- Il cast ha subito un rigoroso mese di campo di addestramento, in cui il test finale era pilotare un vero carro armato durante un esercizio di combattimento. Nonostante sia molto più vecchio dei suoi compagni di cast, Brad Pitt ha fatto in modo di partecipare a tutto l'allenamento fisico a fianco degli altri attori.
- Shia LaBeouf ha racontato di aver perso un dente e di non aver mai fatto una doccia durante le riprese.
- Durante le riprese, Brad Pitt e Shia LaBeouf sono quasi venuti alle mani con il collega Scott Eastwood mentre la macchina da presa stava girando. Eastwood continuava a sputare tabacco da masticare sul carro armato e Pitt e LaBeouf ha visto questo come una mancanza di rispetto verso la loro "casa" e hanno cominciato a discutere animatamente con Eastwood. La situazione si era abbastanza riscaldata fino a che Pitt e LaBeouf hanno scoperto che nella sceneggiatura c'era proprio scritto che il personaggio di Eastwood dovesse sputare il suo tabacco sul carro armato.
- Il taglio sul volto di Shia LaBeouf è reale. Se lo è inflitto da solo per aggiungere un ulteriore realismo alla sua performance.
- Il taglio di capelli di Jon Bernthal e di Brad Pitt non erano esattamente "da regolamento".
- L'unità a cui appartiene l'equipaggio del carro armato è la Seconda divisione corazzata dell'esercito degli Stati Uniti, nota anche come "Hell on Wheels".
- L'arma portata da Brad Pitt, che usa per sparare ad alcuni soldati tedeschi, è una Sturmgewehr 44, nota anche come StG 44, il primo fucile d'assalto al mondo.
- La pistola di Wardaddy è una Smith & Wesson M1917 in dotazione per lo più durante la guerra per integrare le Colt M1911 che cominciavano a scarseggiare.
- I carri armati Sherman visti in questo film sono stati considerati i più deboli carri armati dell'epoca. Tuttavia, l'arma L55 M1A2 76 millimetri di Fury è stata in grado di penetrare la corazza anteriore del serbatoio di un Tiger a distanze fino a 700 metri.
- Tutte le comparse nel film sono militari britannici o ex militari.


CAST
Brad Pitt: Don 'Wardaddy' Collier
Shia LaBeouf: Boyd 'Bible' Swan
Logan Lerman: Norman 'Machine' Ellison
Michael Peña: Trini 'Gordo' Garcia
Jon Bernthal: Grady 'Coon-Ass' Travis
Jim Parrack: Sergente Binkowski
Jason Isaacs: Capitano Waggoner
Xavier Samuel: Tenente Parker
Brad William Henke: Sergente Davis
Kevin Vance: Sergente Peterson
Scott Eastwood: Sergente Miles
Alicia von Rittberg: Emma
Anamaria Marinca: Irma

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