GIÙ LA TESTA

Scritto da Raffaele Mussini - 13/03/16
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DATI
Regia: Sergio Leone
Sceneggiatura: Sergio Leone, Sergio Donati
Durata: 151 minuti
Anno: 1971

Voto: 9
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A lungo erroneamente considerato un Leone minore, questo film non ha invece nulla da invidiare ai grandi capolavori del regista nostrano. Un'opera monumentale, ma soprattutto un film fortemente politico (come dimostra fin da subito la citazione di Mao Tse-tung all’inizio), che in questo si differenzia in parte dai precedenti western di Leone. Già nei primi venti minuti circa assistiamo a una sequenza geniale, che mostra attraverso primissimi piani di bocche e occhi le differenze sociali e culturali tra i peones rivoluzionari e i ricchi. Nell'assenza di tempi morti o di una qualsiasi caduta di ritmo, e grazie invece alla presenza di più di un tocco di ironia, trascorrono due ore e mezza durante le quali il regista sviluppa in maniera magistrale svariati temi quali l'amicizia e l'oppressione di un popolo afflitto e dilaniato da una situazione politica fatta di inganni (le false promesse del governatore Jaime "mostrate" attraverso i manifesti affissi sulle mura delle piazze) e crudeltà. Guerra e tensione politica portano le parti a tradirsi a vicenda, e tale processo "appartiene" (sembra dirci Leone) a ogni guerra, epoca e conflitto. Ciò appare evidente grazie ai flashback, i quali ci mostrano il passato di James Coburn (tradito dall’amico torturato) che si ripete nel presente (rivoluzione messicana dei primi del '900), quando Romolo Valli (sempre dopo essere stato torturato) è "costretto" a tradire i suoi compagni facendoli così fucilare. Grazie ad accortissime scelte di montaggio e all’impatto emotivo che la sublime colonna sonora di Morricone origina, la reiterazione degli eventi viene elevata ad uno stato elegiaco. Il tema portante del film composto dal maestro, infatti, accompagna i flashback (e non solo) del (co)protagonista portandoli ad uno stato quasi onirico che, nel sublimarli, vi conferisce un carattere nostalgico che tocca cuore e spirito. Il fatto poi che Rod Steiger diventi il leader della rivoluzione a causa di un comico equivoco, ci mostra come in un periodo bellico-rivoluzionario siano così fragili i confini tra chi detiene l'autorità di decidere e cambiare il corso degli eventi e chi no. Il finale, triste e amaro come di rado si è capitato di vedere, getta infine uno sguardo angosciante e incerto sul futuro. In definitiva l'immancabile capolavoro di un regista che ha dato al genere western (e non solo con riguardo al cinema italiano) uno dei più grandi contributi di tutti i tempi.

 
CAST
Rod Steiger: Juan Miranda
James Coburn: John H. "Sean" Mallory
Romolo Valli: dottor Villega
Antoine Saint-John: colonnello Günther Reza
Franco Graziosi: governatore Jaime
Rik Battaglia: Santerna
David Warbeck: Nolan
Vivienne Chandler: la fidanzata di John nei flashback
Goffredo Pistoni: Padre di Juan
Corrado Solari: Napoleone
Renato Pontecchi: Chulo

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