HOSTEL

Scritto da Raffaele Mussini - 28/03/16
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DATI
Regia: Eli Roth
Sceneggiatura: Eli Roth
Durata: 90 minuti
Anno: 2005

Voto: 9









Un terzetto di giovani americani (il ragazzo tutto d’un pezzo, il marpione-"re dello swing", e il timidotto: la caratterizzazione dei personaggi non è esente dagli stereotipi che il genere esige) parte per l'inter-rail, mito moderno che – oggigiorno – la quasi totalità dei ragazzi tra i diciannove e i ventisette anni vede come summa del concetto di "esperienza di vita". In realtà (si badi bene, non mi sto facendo portavoce di una mia opinione personale sull’argomento, ma interpreto un messaggio che il regista cela sapientemente sotto la superficie del plot), trattasi di un mero pretesto per il raggiungimento di un obiettivo generazionale: droga, canne e sesso facile. In questo senso, Roth mette cinicamente in scena una sorta di contrappasso: è come se le torture subite dai protagonisti nella seconda parte del film simboleggiassero un'espiazione della condotta da loro avuta nella prima. Dopo l'uscita di Hostel, il nome di Roth era sulla bocca di tutti (Tarantino in primis, sotto l'egida del quale il regista di Hostel è potuto "venire alla luce"). E questo nonostante allora avesse diretto – oltre a quello in analisi – solo un altro film passato in sordina a quei tempi e poco conosciuto oggi (quel cult che è Cabin Fever, 2002). Perché? Perché nonostante ancora adesso vi sia la scissione tra chi lo considera un genio e chi invece un mero macellaio, la propensione per la prima opzione resta più che mai evidente. A dispetto di quanto gli scettici non pensino, il genere horror è in grado meglio di altri di parlare a/di un'epoca e, soprattutto, di farsi politico. Se infatti tempo fa l'orrore si annidava (era circoscritto, per usare un termine più appropriato) nei pressi un campeggio isolato (Venerdì 13, 1980), nelle soleggiate campagne texane come prolungamento sociale, esternato e metafisico delle giungle vietnamiti (Non Aprite Quella Porta, 1974), nel profondo dell’abisso umano (Halloween, 1978), all'interno degli schemi dello stesso genere cinematografico (Scream, 1996), o era semplicemente il frutto della ricaduta sui figli delle colpe dei padri (Nightmare, 1984), con Hostel questo orrore mette le radici in un terreno (una terra) del tutto nuovo(a), chiamato(a) Europa. Quello di Roth è infatti un film che parla dell'America, sicura e incolume patria di democrazia che emerge come tale proprio per contrasto con i Paesi luridi e malfamati (quantomeno tale è il ritratto che ne emerge) visitati dai protagonisti. Alla luce del paragone con i tanti titoli appena citati, si noti come per la prima volta il mostro provenga – appunto – da fuori, da un altro Paese: dopo l'undici settembre non poteva che essere così. Fuor di politica, è una discesa agli inferi che vive di una tensione costante e sublimemente costruita. Roth osa tanto, perché ha consapevolmente intenzione di varcare le soglie di rappresentazione del cinema. Ma splatter insistito, bulbi oculari che pendono, arti mozzati e quant'altro non sono prodotti di mera violenza gratuita, bensì i tasselli di una magistrale sinfonia in crescendo che non lascia respiro e toglie certezze. Guardando però – a distanza di anni – al complesso di quest'opera seminale e all'influenza che ha avuto sul sadico concetto tutto attuale di voyeurismo, è impossibile non domandarsi se la rappresentazione cinematografica della tortura sia diventata – metaforicamente parlando – una nuova "forma di sesso". Queste le basi per la nascita del "torture porn", sottogenere dell'horror così chiamato perché l'assidua ricerca dei dettagli in una sequenza di tortura è assimilabile a quella che caratterizza, per l'appunto, l'atto sessuale nei film pornografici.


PRO
Un horror sulle bassezze dell'uomo, violenza, depravazione ed egoismo.

CONTRO
Eli Roth divide sempre il pubblico, anche in questo caso Hostel è stato criticato di essere fortemente sopravvalutato.


CAST
Jay Hernandez: Paxton
Derek Richardson: Josh
Eythor Gudjonsson: Oli
Jan Vlasak: L'olandese
Barbara Nedeljakova: Natalya
Jana Kaderabkova: Svetlana
Jennifer Lim: Kana
Lubomir Bukovy: Alex
Jana Havlickova: Vala
Keiko Seiko: Yuki
Takashi Miike: Miike Takashi
Paula Wild: Monique
Vladimir Silhavecky: Yuri
Vanessa Jungova: Saskia
Katerina Movelova: Dominique
Drahoslav Herzan: Bob
Philip Waley: Alfie
Mark Taylor: Brucie
Nick Roe: Stan
Roman Janecka: Roman
Petr Janiš: il sadico tedesco

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