DARK SHADOWS

Scritto da Raffaele Mussini - 03/09/16
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DATI
Regia: Tim Burton
Soggetto: Dan Curtis (soap opera), John August, Seth Grahame-Smith (storia)
Sceneggiatura: Seth Grahame-Smith
Durata: 113 minuti
Anno: 2012

Voto: 6,5

Nonostante tutto, continua ad incassare. Questo è Tim Burton oggi: pura poetica d’(ex)autore da asservire al gusto della massa. A dispetto della schiera di fan (e si badi bene all’uso di questa parola, perché se un regista inizia a circondarsi di fan piuttosto che di ammiratori – le due cose sono ben diverse – vuol molto spesso dire che il talento ha ceduto il posto alla popolarità), Burton continua a dimostrarsi via via meno ispirato. C’è chi rimane ancora affascinato dallo stile dark ostentato da Tim Burton. Se però in passato suddetto stile si faceva portavoce di un modo – per il regista – di vedere la realtà (come fu per capolavori come BeetleJuice, Edward Mani di Forbice e Batman – Il Ritorno), oggi tale caratteristica è diventata, all’interno del cinema di Burton, mera moda. L’autore di Big Fish (2003) ha (s)venduto la propria arte al (ai) migliore(i) offerente(i), intrappolando il suo attore feticcio Johnny Depp in una schiera di ruoli che ne hanno fatto un attore/personaggio irreversibilmente omogeneo. Privato del cuore e dell’anima, il mondo (una volta) fantastico, impossibile e meraviglioso del cineasta rimane ora sulla superficie. Eppure, trattasi di una superficie elegante e – a suo modo – colta, che nonostante tutto riesce a non deludere mai totalmente. Dark Shadows (soprav)vive di citazioni intelligenti, intervallate da spassosissime trovate (la “M” di MacDonald come iniziale di Mefistofele) il cui susseguirsi genera una prima mezz’ora (o poco più) irresistibile. Questo grazie anche a ottimi scambi di battute tra Depp e la Moretz, nonché all’impatto tra la figura classica del vampiro e la realtà “moderna” e ultrapop degli anni ’70 che qui, stilizzatissimi, rivivono grazie a costumi kitsch e a una grande colonna sonora. Nel secondo tempo il tutto appassisce un po’, la carenza d’idee viene a galla, si cominciano a intravedere segni di stanchezza nel plot (il cameo di Alice Cooper però è da applausi), e si arriva ad un finale fastidiosamente eccessivo e ridondante. La strampalata scena di sesso tra Johnny Depp ed Eva Green, per alcuni una sequenza cult, in realtà è ben poca cosa. In definitiva un filmetto piccolo piccolo, che vorrebbe omaggiare l’horror di casa Hammer (a detta del regista stesso, il modello ispiratore del film in analisi è “1972: Dracula Colpisce Ancora”, che a dire il vero è un pasticcio inguardabile) proponendosi al contempo come riduzione cinematografica dell’omonima serie televisiva realizzata a cavallo tra gli anni ’60 e i ’70. Finisce però per privilegiare l’assecondamento dei facili gusti e delle zuccherose tendenze del pubblico giovanile. Più smaccatamente spassoso che bello, più caramelloso che macabro, è una pellicola che porta – una volta ancora – a sperare che il regista compia un miracoloso ritorno alle proprie leggendarie origini.


CAST
Johnny Depp: Barnabas Collins
Eva Green: Angelique Bouchard
Michelle Pfeiffer: Elizabeth Collins Stoddard
Jonny Lee Miller: Roger Collins
Chloë Moretz: Carolyn Stoddard
Gulliver McGrath: David Collins
Helena Bonham Carter: Dr. Julia Hoffman
Jackie Earle Haley: Willie Loomis
Bella Heathcote: Victoria Winters/Josette duPres
Christopher Lee: Bill Malloy
William Hope: sceriffo Bill
Alice Cooper: sé stesso
Ray Shirley: Mrs. Johnson
Ivan Kaye: Joshua Collins
Susanna Cappellaro: Naomi Collins
Josephine Butler: mamma di David
Shane Rimmer: consigliere

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