007 - SPECTRE

Scritto da Simone Tiberti - 09/11/15
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DATI
Regia: Sam Mendes
Sceneggiatura: John Logan, Neal Purvis, Robert Wade, Jez Butterworth
Soggetto: Ian Fleming
Durata: 2h48min
Anno: 2015

Chi meglio dei nostri due superfan incalliti di Bond per dare un parere al 24esimo film della saga? 
Ecco i pareri del [Raff] e del [Tibo]!



Recensione di [Raff]: voto 5,5
Non ci sono inganni né strade fuorvianti per la valutazione di questo film: il cattivo giorno si vede dal mattino. In 007, più che in ogni altro film, è necessario partire dall'incipit: questo si presenta sontuoso e appariscente, con gli sgargianti e coloratissimi costumi della parata messicana del Giorno dei Morti. Si tenta in questo modo di giocare la carta della novità, ma è solo scena, poiché il debole prologo si risolve in un botto seguito da una non troppo elegante scazzottata in elicottero. Partono i titoli di testa che, con nostra grande sorpresa e triste rammarico, riescono (perfino quelli!) a rivelarsi scadenti.
Il resto del film è una conseguente prosecuzione di quanto detto fino ad ora, poiché scarsi sono i suoi contenuti, assenti le sfaccettature e gli approfondimenti che il plot avrebbe potuto offrire, debolissimi i risvolti e ripetitivi gli schemi. C'è chi forse potrà ostentare che, giunti al ventiquattresimo capitolo, quest'ultimo aspetto sia inevitabile. Invece, se a noi piace James Bond è perché i "suoi" film hanno la capacità di rinnovarsi (chiaramente anche in passato ci sono state delle eccezioni), poiché se anche conosciamo a menadito i dettagli del suo personaggio, le sue mosse sono sempre una scoperta e le maniere ingegnosissime grazie alle quali riesce sempre e puntualmente a salvarsi da situazioni mortali ci sorprendono ogni volta. La fortuna della saga in questione deriva dalla sua mirabile capacità di avere nella ripetitività il proprio punto di forza ma riuscendo paradossalmente a trascenderla. Purtroppo tale trascendenza in Spectre manca. E se l'evidentissima scelta di ripercorrere tanti tra i luoghi topici della saga non fosse altro che l'avvilente e tacita ammissione di mancanza di idee? E se perfino la rivelazione su Oberhauser (Christoph Waltz magnifico come sempre) fosse indice di tale fattore? Penso che in entrambi i casi la risposta sia affermativa, soprattutto dal momento che questa tanto annunciata e gonfiata rivelazione nell'oscuro e dimenticato passato di James Bond che sarebbe dovuta emergere dalla visione del film, in realtà è tutto fuorché sbalorditiva. Ciononostante, la colpa più grande di Spectre è quella di non aver saputo (ma sarebbe più corretto dire "non aver voluto") compensare queste gravi falle con un'ingente dose di spettacolo e adrenalina, cosa che invece accadeva nel sottovalutato Quantum of Solace (2008) con risultati magnifici. SPECTRE quindi è anche e soprattutto un polpettone lunghissimo e melenso, lento fino allo strazio, dove il massimo della spettacolarità in cui si può sperare è un aereo che si schianta in un bosco, una scazzottata fracassona con Bautista e un palazzo che crolla nel finale. E guai a chi prova a menzionare il bolsissimo inseguimento in quel di Roma, perché lì si rischia di rimpiangere Fast & Furious. Purtroppo l'aver menzionato la capitale italiana non può che riportare alla mente la presenza scult della Bellucci; un personaggio (??) che, lungi dall'essere necessario, pare trovarsi lì (in fin dei conti non è un'impressione, ma una certezza) solo in virtù di un'esibizione sessuale volta a tentare di coprire il vuoto col vuoto. In ultimis, la parabola finale dell’agente "buono" che dopo aver trovato l'amore capisce di non dover premere il grilletto, è vecchia come il mondo. Chiusura terribilmente bollita nella quale Bond recupera la sua Aston Martin DB5 coupé, evidente tentativo – come poi lo è il film tutto – di rifare Skyfall, di rinnovare la sua profondità tematica. Ma se nel precedente film di Mendes il veicolo in questione era al contempo omaggio, legame col passato, elemento nostalgico e tassello narrativo, qui ha il mero effetto di una strizzatina d'occhio alla quale però anche i fan più sfegatati si rifiutano di rispondere.


Recensione di [Tibo]: voto 7+
Torniamo al 2012. Occorre celebrare adeguatamente i 50 anni della serie di Bond. Che fare? Si ingaggia un celebrato regista inglese di teatro, già vincitore del premio Oscar, si mettono assieme un cast impressionante per qualità, un direttore della fotografia tra i migliori del nostro tempo e una serie di figure tecniche di alto livello. Il risultato è stato Skyfall, un enorme successo, quasi clamoroso per dimensioni e ritorno economico. I produttori della serie si sono trovati davanti a un grande interrogativo: come replicare un sì notevole successo? Per usare le parole di un certo villain, pronunciate in tempi lontani, "Ci rendiamo conto del suo imbarazzo. Ha la nostra profonda comprensione!". La pressione deve essere stata enorme, e la scelta dei produttori è stata forse la più semplice e istintiva: replicare la formula di successo, while going bigger. Ed è proprio qui che è stato commesso il primo grande errore del film, cercare di percorrere gli stessi binari andando a velocità maggiore, senza tenere conto che non siamo più nelle condizioni che tre anni fa permisero a Skyfall di diventare il successo che è stato. L'avvicendamento nel team di scrittura avvenuto nell'estate 2014 (il ritorno di Purvis&Wade e l'aggiunta di Butterworth) col conseguente slittamento delle riprese è stato un campanello d'allarme del fatto che le cose potessero non star procedendo nel verso giusto.
Da indefesso fanboy di 007, le mie aspettative per questo film erano stellari - un cast ancora più straordinario, una serie di trailer e spot tv praticamente perfetti - eppure esso è stato una grossissima delusione. C'era bisogno di tutto, tranne che di uno Skyfall 2. Ripresentare per una seconda volta il tema del passato doloroso di Bond oscurando l'altro tema del film - il controllo delle informazioni, un tema meraviglioso e attualissimo - è stata una pessima idea, e se allora ciò poteva essere "perdonato" in virtù del risultato straordinario, ora diventa un peccato mortale. C'era tanto da dire, tantissimo da dipanare riguardo al tema del controllo, ma si è scelto di tenerlo sullo sfondo mentre si metteva in scena una grossolana versione di Beautiful (diciamo EastEnders per rimanere in ambito UK). L'avvicendamento nel team di sceneggiatori trova la sua evidenza nella farraginosità e frammentarietà di cui è pervaso il film, una serie di scene poco amalgamate tra loro e - alcune di esse - maldestramente eseguite. La Bellucci con la sua recitazione legnosa è una inutile seppur breve presenza, e Dave Bautista - protagonista di un ingresso in scena efficace ma totalmente non necessario - è stato criminalmente sottoutilizzato (checché ne dicesse l'attore - "Il mio personaggio non è affatto silenzioso, anzi avrà da dire alcune frasi argute" - il suo personaggio È silenzioso e assai poco arguto). Vi sono alcuni punti della storia che lasciano perplessi, alcuni avvenimenti non spiegati (l'aereo in Austria), altri poco plausibili. La colonna sonora di Thomas Newman ha alcune melodie interessanti, ma certi temi musicali sono copiati spudoratamente da Skyfall e questo è inaccettabile. Anche i riferimenti ai film precedenti della serie e all'universo di Fleming - per quanto facciano la gioia dei geek come il sottoscritto - alla lunga tendono a stancare: non è un esercizio di stile, è un maledetto film di Bond!!! 
Film bocciato senza appello? No, affatto. Nonostante non raggiunga le vette di eccellenza di Roger Deakins, la fotografia di Hoyte van Hoytema è piacevole e appropriata. Alcuni set sono grandiosi e il lavoro di Dennis Gassner non ha nulla da invidiare a quello del leggendario Ken Adams. Jesper Christensen è un gradito ritorno breve ma intenso, Ralph Fiennes un meraviglioso M (il mio idolo personale), Léa Seydoux una Bond Girl affascinante e intraprendente e per nulla monodimensionale, Christoph Waltz un villain poco presente ma estremamente carismatico e - nonostante la sua nota tendenza a gigioneggiare - piuttosto credibile, anche se... (mi fermo qui, evito gli spoiler). La scena prima dei titoli di testa è eseguita alla perfezione, i titoli di testa stessi sono molto efficaci, gli stuntworks sono di altissimo livello (prevedo la vittoria del relativo SAG Award) e gli effetti speciali credibili e realizzati in maniera eccellente - almeno qui, Spectre è meglio di Skyfall. Infine, nonostante si abbia la sensazione che siano stati inseriti un po' "a forza" (I'm looking at you, Jez Butterworth), vi sono una manciata di momenti genuinamente divertenti che risollevano il morale.
Chi dice che questo sarà l'ultimo film con Daniel Craig si sbaglia di grosso - a meno che non abbia io stesso preso un grosso granchio. Seppur sia palpabile un certo senso di stanchezza da parte del nostro, il lavoro che fa sul personaggio è ancora una volta di buonissimo livello e può dire la sua in almeno un altro film.
Ultima riflessione sul futuro del franchise: il filone seguito per gli ultimi quattro film di Bond è ormai in esaurimento e, per la strada intrapresa, il prossimo film non potrà che dirigersi in un'unica direzione (anche in ossequio ai libri). Quello che serve è un deciso cambio di passo: a livello di regia (Sam Mendes grazie per Skyfall ma mobbastaveramenteperò) dove mi piacerebbe vedere per esempio un Denis Villeneuve, ma soprattutto a livello di sceneggiatura, dove occorre liberarsi dei vecchi parrucconi e prendere qualcuno di più fresco, qualcuno alla Chris Terrio o alla Mark Boal, magari non europeo ma che sappia come scrivere film di spionaggio.
Per il dopo Craig si vedrà, non se ne parlerà prima della fine del decennio ma arriverà un momento in cui ci sarà da parlarne. Al momento limitiamoci a sperare che non si stecchi con il prossimo film. Sarebbe già oro colato.


CAST
Daniel Craig: James Bond
Christoph Waltz: Franz Oberhauser
Léa Seydoux: Madeleine Swann
Ben Whishaw: Q
Naomie Harris: Miss Eve Moneypenny
Ralph Fiennes: M (Gareth Mallory)
Andrew Scott: C (Max Denbigh)
Dave Bautista: Mr. Hinx
Monica Bellucci: Lucia Sciarra
Jesper Christensen: Mr. White
Rory Kinnear: Bill Tanner
Alessandro Cremona: Marco Sciarra

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