2001: ODISSEA NELLO SPAZIO

Scritto da Raffaele Mussini - 02/11/15
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DATI
Regia: Stanley Kubrick
Soggetto: Arthur Clarke
Sceneggiatura: Stanley Kubrick, Arthur Clarke
Durata: 141 minuti, 160 minuti (premièr cut)
Anno: 1968

Voto: 10
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Mistico. Metafisico. Cosmico. Siderale. Immenso. Intimo. Visionario. Poetico. Colossale. Indescrivibile. Impossibile (in tutti i sensi lo si possa intendere). Irraggiungibile. 
Mai eguagliato. Film fondatore della fantascienza moderna.
Percorso esistenziale attraverso la storia dell'umanità, che grazie ad un miracolo di montaggio (il famosissimo osso che “diventa” un’astronave) ci mostra il passaggio nel tempo trasportandoci magicamente in un futuro dove “Sul Bel Danubio Blu” di Strauss è l'elegia dell’evoluzione mostrata in tutta la sua bellezza attraverso una danza cosmica (uno dei punti più alti del cinema di Kubrick e della Settima Arte) che potrebbe essere la risposta alla luna con il proiettile nell'occhio di Méliès.
Non basterebbe un libro a spiegare 2001: Odissea nello Spazio.
Non basterebbe un'eternità a spiegare il significato di quel monolite, l'oggetto per antonomasia più misterioso e soggetto a interpretazioni della Storia del Cinema.
Questa opera è prima di tutto un viaggio, che non ha fine, né un vero e proprio inizio.
È un film dove emerge il tema della violenza, tanto ricorrente nel cinema di Kubrick (e non si pensi solo ad Arancia Meccanica). Questa (sembra dirci il regista) è quell’atto supremo di coscienza che ha costituito lo slancio evolutivo dell’umanità tutta (causato, come ci viene suggerito, dall’apparizione del monolite nella preistoria) mostrato nella celeberrima scena dove la scimmia abbatte uno scheletro con un osso.
Si tratta di una sensazione pulsante propria dell'uomo (richiamata costantemente nel film dal colore rosso), che egli ha contribuito a "trasferire" alle (nelle) proprie creazioni, quindi le macchine. Questo è il senso e il significato di Hal9000, scheggia impazzita di un’umanità che ha conferito troppo potere alla tecnologia.
È un atto ultimo, questa violenza. Non ha un perché, né uno scopo. La sua origine deriva dalle contraddizioni morali de emotive innate nella natura umana. Ecco perché possiamo affermare con certezza che Hal9000 è la macchina più vicina all’uomo mai comparsa sul grande schermo.
Altro tema portante è quello dello sguardo, la cui funzione dominante all'interno del film viene resa esplicita durante il trip del protagonista (inenarrabile, folgorante, che visivamente richiama in modo inequivocabile quella magnifica corrente artistica allora dominante che è la psichedelica) che vede numerosi primissimi piani sul suo occhio.
Come spiegare poi il finale? Come spiegare come questa meditazione sull'uomo (e sull'essere umani) si concluda (o cominci) spalancandosi sulle porte dell'ignoto?
Come spiegare le immagini di vecchiaia a richiamare i rimpianti evocati dallo scorrere del tempo, durante le quali ritorna quell’affascinante e inafferrabile monolite sovrastante su un letto di morte?
Come spiegare l’immagine finale del feto cosmico (che prima dei titoli di coda si volta verso la macchina da presa – quindi verso noi spettatori – a ribadire di nuovo la centralità dello sguardo) ad evocare tutto ciò che di ultraterreno e divino è insito nel concetto di "rinascita" (in tutte le accezioni simboliche e non, attraverso le quali tale smisurato concetto può essere inteso)?
Ciò non è possibile, quantomeno non a parole.
Non resta che guardare, viaggiare, vivere un film che è più di un film, che va oltre il cinema e oltre ogni possibile comprensibilità.
Per coloro che purtroppo non riusciranno a coglierne la (mai così) profonda essenza, resterà in ogni caso una innegabile materializzazione dello stupore e della meraviglia, ma è la considerazione più bassa e superficiale che vi si possa fare (e questo, cari lettori, vi dia da pensare) e spero sinceramente che lo spettatore non si limiti a ciò. Il miglior Kubrick in assoluto a dir poco.


CAST
Keir Dullea: David Bowman
Gary Lockwood: Frank Poole
William Sylvester: Heywood R. Floyd
Daniel Richter: Guarda-la-Luna
Leonard Rossiter: Andrei Smyslov
Margaret Tyzack: Elena
Robert Beatty: Ralph Halvorsen
Sean Sullivan: Bill Michaels

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