LA STREGONERIA ATTRAVERSO I SECOLI

Scritto da Raffaele Mussini - 02/11/15
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DATI
Regia: Benjamin Christensen
Sceneggiatura: Benjamin Christensen
Durata: 105 minuti
Anno: 1922

Voto: 10

Fortuna che c'è la gloriosa DCult a recuperare (e restaurare) certi cimeli storici che il mondo ha dimenticato essere capolavori. 
"Haxan", attorno al quale aleggia un'aurea di culto non ancora mutata in fama vera e propria, è un film-immaginario, un componimento di rimandi (non solo) pittorici atto a generare nuovi luoghi comuni per l'horror a venire. 
Chi, nel valutarlo e analizzarlo, si ferma alla mera superficie, alla superstizione intrinseca che denota l'imbarazzante ignoranza retrostante il suo concepimento (tutto il finale ambientato nel "presente", ove si presume che la moderna isteria sia una nuova forma di stregoneria), non ha davvero capito niente. 
Possiamo dividere l’opera in due parti: una prima facente leva sull'aspetto prettamente artistico, una seconda maggiormente orientata verso la componente storica e sociale del tema. Se quest'ultima appare più schematica e didattica, è nella prima che si scatena una potenza visionaria spiazzante e seminale. 
Con Bosch e la pittura fiamminga medievale nel cuore, Christensen accumula pretesti didattici per mettere in scena un banchetto di sangue nel quale far prevalere l'euforia, lo sberleffo e l'irrisione tagliente di un'umanità ridicola, avida e rapace.
Al netto di ogni mira intellettuale, "Haxan" è un calderone nel quale far coesistere schegge di folklore distorto atto a dispensare simbolismo a piene mani, pronto a rivendicare la propria natura turpe e abietta attraverso sequenze di sconcertante e paradossale meraviglia (la famosa scena del sabba, il parto mostruoso della strega). 
C'è l'osceno nobilitato, c'è Lovecraft in controluce, ci sono squarci di autentica poesia (il volo delle streghe) in un contesto schizoide, audace oltre l'immaginabile.  
Come un Rob Zombie portato indietro di novant'anni, Christensen dà luce ad un armamentario immaginifico perfetto, meticolosamente studiato. 
Vedere questo film è come partecipare a un lussurioso banchetto orgiastico, ubriacarsi assistendo alla cerimonia della trasgressione e uscirne inebriati, estasiati, pregni di magniloquenza. 
Un giocoso e spensierato dizionario dell'occulto, una bottega delle meraviglie di matrice satanica messa in scena sulla base di un'ottica che alterna vorticosamente documentario e fiction, assimilando miti e leggende di stregoneria secolare per rinascere sotto forma iconografica.
Rinunciando in toto all'espressionismo nascente e discostandosi da certi speculari modelli di cinema europeo ("Pagine dal libro di Satana" di Dreyer su tutti), "Haxan" è la più affascinante, seducente, completa e sfaccettata sinfonia del male alla quale la Settima Arte abbia mai dato corpo.

Capolavoro assoluto.


CAST
Maren Pedersen: La strega
Karen Winther: Anna
Elith Pio: Il giovane monaco inquisitore
John Andersen: L’inquisitore anziano
Paul Reumert: Il gioielliere
Oscar Stribolt: Il frate
Clara Pontoppidan: La suora
Tora Teje: L’isterica
Albrecht Schmidt: Il neurologo
Benjamin Christensen: Il Diavolo

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