BLACKHAT

Scritto da Raffaele Mussini - 25/10/15
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DATI
Regia: Michael Mann
Sceneggiatura: Michael Mann, Morgan Davis Foehl
Durata: 133 minuti
Anno: 2015

Voto: 5

"C'è un attacco informatico dietro al surriscaldamento che ha causato l'esplosione di una centrale nucleare nei pressi di Hong Kong. Alla stessa maniera c'è un attacco informatico quasi identico ai danni della borsa di Chicago che fa schizzare all'improvviso il prezzo della soia. Le autorità cinesi e americane, non senza una certa riluttanza, comprendono che è il caso di collaborare per fermare chiunque ci sia dietro questi due crimini. Il capitano Dawai, arrivato negli Stati Uniti, convince l'FBI a servirsi di Nick Hathaway (Hemsworth), un criminale sui cui si sono basati i criminali e che sta scontando una lunga condanna in un penitenziario di massima sicurezza. Liberato ma controllato, sia a vista che elettronicamente, Hathaway spinge l'indagine così in là da essere costretto a proseguirla anche da solo per cercare di guadagnarsi la propria libertà." 

Credo nei flop clamorosi, credo nei “film incompresi”, credo nello sperimentalismo, ma soprattutto cred(ev)o in Michael Mann. Ciononostante esistono le eccezioni: esistono le ragioni dietro al flop, esistono film che – più che incompresi – risultano incomprensibili ed esiste lo sperimentalismo incompatibile con certe imprescindibili necessità della Settima Arte. Duole ammetterlo, ma da Miami Vice (2006) in poi il regista sta compiendo ogni volta un passo indietro rispetto alla sua più che gloriosa carriera passata. Quindi, guardando Blackhat, ci si chiede di nuovo dove sia finito il Michael Mann di Heat (1995) e dove i memorabili tempi di Manhunter (1986) e di Insider (1999)? Perché un cineasta che riesce a inchiodare lo spettatore alla poltrona per ben tre ore senza mai una sola caduta di ritmo (faccio sempre riferimento a quel capolavoro che è Heat), oggi non riesce a garantire lo stesso grado di coinvolgimento per le due ore (che tra l’altro nel caso in questione sono assolutamente troppe) di questa sua ultima prova? Prova che è tutto fuorché mediocre, ma che lungi dal contenere chissà quali acute riflessioni sullo strapotere della rete nel mondo odierno (merito che molti gli hanno – a mio parere erroneamente – affibbiato), si rivela semplicemente un normalissimo thriller. Tra l’altro neppure abbastanza appassionante da potersi definire consigliabile. Colpa – come già accennato prima – delle troppe lungaggini; colpa di uno stile che, nel mostrarsi eccessivamente asciutto, smorza l’enfasi del complesso, l’impatto emotivo che il film avrebbe potuto regalare. In altre parole, il cineasta rinuncia consciamente a quell’equilibrio che vuole la forma (leggi le esigenze dello spettacolo) equiparata alla sostanza. Nell’inusuale quanto estrema adesione alla realtà e ai dispositivi che la riproducono (ergo l’eccessivo abuso di telecamera a mano), Michael Mann si scorda del cinema, salvo rammentarsene solo ed esclusivamente durante le sequenze di sparatoria. Queste ultime non fanno per nulla rimpiangere quella – arcinota – del già menzionato film del 1995. Ma ci si ferma lì; il resto è ordinaria amministrazione. Mann vorrebbe trascinarci nei recessi di una società prossima al collasso e all’implosione per eccesso di dati e informazioni, vorrebbe parlare della fugacità e dell’inafferrabilità di tutto ciò che passa attraverso questa dominante quanto sfuggente rete. Rimane, invece, sulla superficie di un plot che oscilla continuamente, che non coinvolge mai poiché il suo ideatore lo ha messo in scena scegliendo consapevolmente di attuare un distacco tra spettatore e spettacolo in atto. 
Non mi si fraintenda: non volevo che questo Blackhat diventasse un nuovo Die Hard. Eppure è accaduto qualcosa nel cinema di Mann: è morto del tutto il piacere del racconto, ed è nato – ahinoi – l’irritante autocompiacimento di una maniera che si pone in controtendenza senza poi offrire però nulla. Gli attori sono notevoli, i personaggi ai quali danno volto un po' meno. Colonna sonora pessima; ci tengo ad esplicitarlo perché anch’essa in un’opera cinematografica conta moltissimo (si veda a titolo di esempio L’Ultimo dei Mohicani, che menziono poiché sempre diretto da Mann). Piuttosto, riguardatevi di nuovo lo splendido Collateral (2004).


CAST
Chris Hemsworth: Nicholas Hathaway
Tang Wei: Lien Chen
Viola Davis: Carol Barrett
Ritchie Coster: Kassar
Holt McCallany: Mark Jessup
Yorick van Wageningen: Sadak
Leehom Wang: Chen Dawai
John Ortiz: Henry Pollack
William Mapother: Rich Donahue
Spencer Garrett: Gary Baker
Archie Kao: Shum

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